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I ROMANZI FELTRINELLI DI CRISTINA COMENCINI

voi non la conoscete

Ero esclusa dal loro amore, stavo bene. Tutta la vita mi ero sentita così, esclusa dall’amore.


Nadia è in carcere e sta scontando la pena per una rapina, un crimine che ha commesso forse per disperazione, per solitudine, o forse per riappropriarsi di una parte di sé. Più forte del carcere in senso stretto è l’oscura gabbia interiore in cui è vissuta come figlia, come moglie, come allieva di una madre maestra di odio per l’altro sesso. Sdoppiata, cerca ora una nuova, faticosa strada per trovare se stessa e conosceregli uomini, che in realtà ha sempre evitato. Lo fa anche con l’aiuto dello psicologo al quale è stata affidata.
Un rapporto duro, il loro, che ha bisogno di tempo e di pazienza perché lui le si rivela come “il primo uomo che vuole conoscerla”.

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Cristina Comencini su "Voi non la conoscete"


 

Lucy

È stata mia moglie, l’ho scelta bene, una donna complicata, difficile come diceva mio padre, ma nuova. E se qualcuno scriverà la nostra storia, potrà dire di me: non ha avuto paura di amarla.”
Sara è un'antropologa e la passione scientifica l'ha spesso tenuta lontano dalla famiglia. Franco, che pure l'ha molto amata, ha infine scelto una donna più stabile, più confortevole. I figli hanno conquistato a poco a poco una sufficiente autonomia: Matilde è docile, apprensiva, presentissima al mondo, vorrebbe prendersi cura di tutti e specialmente di Sara; Alex fa l'antropologo come la madre, ma in Canada, con lei oscilla tra aggressività e indifferenza. Un giorno però Sara se ne va, sparisce. Lascia una lettera, nient'altro. Franco, in attesa della spiegazione che gli è stata annunciata, ripercorre le tappe di un matrimonio che non è mai finito. Alex e Matilde, lontani, si parlano e riannodano i legami dell'infanzia, ricordano il dolore della separazione. Sara intanto vive in un tempo diverso dal loro. Sembra guardarli dall'alto di un passato che è il suo, ma è anche il passato di tutti. Lontana eppure vicina come mai prima - la sua fuga si colma progressivamente di senso e di umana magia. Cristina Comencini scrive con straordinaria ricchezza di accenti la storia di una donna che vuole guardare nel mistero dell'esistere, nei segni che i destini generali lasciano nel cerchio delle famiglie, dentro le rovine che anticipano in realtà una storia nuova.

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Cristina Comencini e Fabrizio Gifuni presentano "Lucy" al Salone del Libro di Torino 2013


 

Comencini, Finocchiaro e Bresciani presentano "Lucy" all'Elfo di Milano


 

Cristina Comencini presenta "Lucy"


 

Quando la notte

È estate, Marina è in montagna con il figlio piccolo, sola di fronte alla propria incapacità di essere la brava madre che dovrebbe e vorrebbe essere. Il suo padrone di casa, Manfred, è un montanaro rude e silenzioso, che nasconde con la ruvidezza il trauma di un doppio abbandono. È come la spiasse. Una notte qualcosa succede nell’appartamento di Marina. Manfred interviene, il bambino è ferito e lui lo porta in ospedale. Da quel momento, si mette sulle tracce di una verità inconfessabile che Marina ha nascosto a tutti, persino al marito. Ma anche lei riesce ad arrivare al segreto di Manfed, e gli fa intendere di aver capito l’abisso della sua fragilità. Da allora in poi, in questa sorta di nudità del profondo, Manfred e Marina sono l’uomo e la donna che si guardano, si sfidano, si desiderano – e forse si vogliono morti, tanto è intollerabile ed estremo il loro desiderare. Dal libro, il film omonimo di Cristina Comencini, con Claudia Pandolfi e Filippo Timi.

 

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L'illusione del bene

Mario è un uomo svuotato, malinconico, deluso. Ha creduto con passione di cambiare il mondo e, dopo quasi dieci anni, non si è ancora del tutto rassegnato al crollo degli ideali in cui ha creduto e alla resa di quanti, come lui, avevano coltivato una fede politica forte e in qualche modo definitiva. Soprattutto non riesce a capacitarsi che nessuno condivida la sua ossessione: Che cos’è stato il comunismo? Perché nessuno di quelli che ci avevano creduto ci fa veramente i conti? Quale era l’illusione covata dentro i fallimenti storici? Dentro i morti. Dentro i silenzi. Oltre il muro ormai crollato. L’incontro occasionale con Sonja, una giovane pianista russa che vive con l’altera nonna e la figlia di pochi anni, lo risucchia in una storia tragica e misteriosa che di donna in donna risale verso il tassello mancante, verso quel buio di domande senza risposta che è diventato il suo tormento. Mario si mette sulle tracce della madre di Sonja, prima a Budapest e poi in una sperduta cittadina dell’ex Unione Sovietica.

 

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Le pagine strappate

Sul romanzo Le pagine strappate, sulla vicenda di un padre e delle sue tre figlie, Silvia, Caterina e Federica, sullo strappo che immerge Federica in un cupo dolente mutismo, aveva espresso nel 1991 una valutazione insuperata Natalia Ginzburg:
‟A Roma, in una casa dei quartieri alti, una ragazza s'ammala d'una crisi depressiva. Il bel volto dalle labbra sigillate, il corpo ancora quasi adolescente abbandonato inerte nella penombra, appaiono ai famigliari come un rimprovero, muto, severo, che non sanno spiegarsi. Affiorano allora in superficie, tra i famigliari, conflitti sopiti, gelosie infantili, rimorsi, sentimenti repressi. Da questo interno a più voci, si alza e prende forma il racconto, che essenzialmente è la storia di un rapporto tra padre e figlia: un rapporto ansioso, doloroso, fatto di ruvide carezze, di confessioni subito interrotte, di reciproca pietà.
Un diario con pagine strappate, un cerchietto d'argento alla caviglia, una fotografia sfocata, sono i pochi indizi di cui l'uomo dispone per ricostruire una vicenda che vede sepolta nel buio. E dai quei pochi indizi si delinea ai suoi occhi un mondo a lui sconosciuto: un mondo di emarginati, di esuli, di senza patria, un mondo randagio e brulicante, dove l'innocenza, la violenza e la corruzione si confondono e subiscono lo stesso cupo destino”.

 

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La bestia nel cuore

Sabina è una doppiatrice cinematografica e deve fare i conti con un ambiente obliquo, antipatico (in altri termini: anche qui il sesso procura o garantisce la continuità del lavoro). Franco, il suo uomo, è invece un attore a tutto tondo, alla ricerca di ruoli extra-commerciali, e il suo carattere limpido, diretto, fa sì che trovi inaspettatamente un interlocutore in un regista finora cinicamente ancorato alle regole del business. La relazione fra Sabina e Franco è vitale, appagante, ricca di futuro. Eppure, quando resta incinta, Sabina preferisce lasciare all’oscuro il compagno, "staccare" e passare il Natale in America dove da molti anni si è trasferito il fratello. L’idea di dar forma a una famiglia la costringe a riflettere sulla sua, sull’apparente lindore e rigore che la memoria continua a restituirle. Una memoria accecata, è evidente. Quando il fratello le fa capire che il severo padre professore ha abusato di entrambi i figli, con il silenzio complice della madre, per Sabina è un trauma difficile da metabolizzare. Il suo non aver visto, il suo non vedere si riflette nella cecità fisica dell’amica Emilia alla quale è legata da un antico e profondo affetto appena complicato da un’attrazione omosessuale (da parte di Emilia) sempre più evidente. Sabina si trova al centro di una ragnatela amorosa dove si fatica a distinguere i sentimenti e la bestialità del desiderio, la forza dell’attrazione sessuale e la violenza cui sembra inevitabilmente rimandare. Di fronte all’imminenza della maternità, di fronte alla sensuale tenerezza di Franco, di fronte alle coppie che le si muovono intorno e nella memoria (i genitori "perfetti", il fratello Daniele e la protettiva moglie americana, Emilia e l’amica Maria, troppo delusa dagli uomini), Sabina avverte la terribile ambiguità della verità: si può amare fino alla violenza? Fin dove arriva la "norma"? Si può tradire restando leali? Fin dove si può dire la "bestia" che abbiamo nel cuore? Si può essere madri, padri conoscendo il peso di queste domande?

 

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Matrioska

Una donna monumentale, Antonia, avvolta in un caftano rosso. È una scultrice napoletana avanti con gli anni, grassa e malata. Una donna giovane, Chiara, aspirante scrittrice ma abituata a lavorare su testimonianze di vite altrui (storie vere, concrete, come i libri di storia, che le procurano una qualche reputazione), accetta di scriverne la biografia ed entra in rapporto con lei. Gli incontri sono frequenti e spesso difficili. Antonia è arrogante e, con i suoi atteggiamenti, a volte rasenta un certo disprezzo. Le conversazioni registrate daranno luogo a un file, un file che man mano si riempie, un file chiamato Matrioška, perché Antonia assomiglia a una bambola russa dal viso teso e incipriato, senza zigomi, con due pomelli rossi disegnati sulle guance, una bambola che ne contiene altre, sempre più piccole. I ricordi di Antonia, le sue opere – frammenti di corpi scolpiti –, le sue storie d’amore, la relazione appassionata con un giovane gay si intrecciano con altre storie, con la quotidianità di Chiara, con la sua vita di madre, intensa e appagante, con le sue aspirazioni a scrivere davvero in modo creativo. O forse sono i figli la vera creazione, la creazione perfetta?

 

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Il cappotto del turco

Il terzo romanzo di Cristina Comencini coglie l'essenza di due figure femminili e di due modi opposti di intendere la vita. Maria e Isabella sono sorelle e hanno trascorso l'infanzia in una famiglia portoghese, nella ricca Roma degli anni cinquanta. Dopo, sono venuti i tempi della politica, vissuta anima e corpo, e la vita dura, scandita da separazioni e ricongiungimenti. Le due donne prendono strade differenti: Isabella se ne va in giro per il mondo, Maria, assieme al suo uomo e al figlio, sta in un piccolo appartamento sempre aperto agli amici. Finché questa, approfittando della partenza del compagno per Napoli, va a vivere in una casa comoda, in un quartiere borghese. È qui che, all'improvviso, le compare davanti un turco ricercato dalla polizia, mandato dalla sorella che l'ha conosciuto in uno dei suoi viaggi. Si chiama Mehmet e porta con sé allegria e profumo di spezie: madre e figlio ne restano affascinati. Poi, un giorno, scompare senza lasciare altro che un cappotto, appeso tra i vestiti. Ma i destini si incrociano ancora, anni dopo, nell'accecante sole mediterraneo, mentre due adolescenti ignari della vita, della politica, del turco e del suo cappotto, si tuffano assieme nel mare cristallino.

 

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Passione di famiglia

Francesca e Maria giovani principesse, ultime discendenti di un crociato che prima del Mille ha portato via le armi a un nemico turco, tornano da teatro accompagnate dalla signorina francese. Nel palazzo spogliato dai creditori, il principe e la principessa madre giocano l'ultima partita a scopa. A Napoli tutti sanno che il principe si è giocato pezzo a pezzo ogni proprietà al tavolo di chemin de fer. Solo le sue due figlie ne erano all'oscuro. La vita delle due sorelle cambia così improvvisamente il suo corso. Francesca, Maria e le femmine future della famiglia si ammalano in quel momento della stessa passione per il gioco che le ha rovinate e per le disgrazie d'amore a cui si dedicano tutte anima e corpo. Un racconto di grande intensità, che alterna commozione e comicità, punteggiato da indimenticabili figure femminili.

 

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